PIER FRANCESCO COSTICI

SPECIALISTA IN ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA, ORTOPEDIA PEDIATRICA E 
NEURO-ORTOPEDIA
Costici Ortopedico

La chirurgia ortopedica nelle paralisi celebrali infantili

Obiettivo degli interventi chirurgici sui muscoli e sui tendini è quello di riequilibrare il tono  muscolare riducendo la tensione dei muscoli il cui tono prevale in misura abnorme e migliorando così la funzione e la rigidità articolare. Obiettivo degli interventi sulle parti ossee è quello di prevenire o correggere deformità ortopediche invalidanti e dolorose quali il piede torto, la lussazione dell'anca, la scoliosi.
I pazienti sottoposti ad interventi sulle parti molli vengono tutelati nel post-operatorio con docce di posizione e sono avviati in tempi brevi al trattamento riabilitativo. I pazienti sottoposti a trattamenti sulle parti ossee vengono tutelati con apparecchi gessati o in vetroresina fino ad avvenuta consolidazione della correzione chirurgica.  Pier Francesco Costici

La chirurgia percutanea fibrotomica

La chirurgia percutanea fibrotomica è una tecnica chirurgica mininvasiva che, grazie all'utilizzo di microbisturi, permette di eseguire un progressivo sfibramento delle fasce e delle fibre muscolari affette da spasticità, fino ad ottenere la correzione desiderata senza ricorrere ad incisioni cutanee.

Gli accessi cutanei così eseguiti non richiedono alcun punto di sutura, contrariamente alle tecniche percutanee precedentemente applicate e possono essere eseguiti contemporaneamente in più sedi degli arti superiori ed inferiori.

I risultati sono stati molto incoraggianti, la tecnica mininvasiva descritta sembra dare risultati funzionali sovrapponibili alla tecnica tradizionale a cielo aperto, con una significativa riduzione del dolore post operatorio e l'ulteriore vantaggio di una gestione post operatoria più rapide e semplice anche a domicilio, con significativo beneficio per il paziente e i suoi familiari.
Pier Francesco Costici

Pompa di Baclofen

Nella cura delle forme gravi di paralisi cerebrale infantile è sempre più diffuso l'utilizzo della terapia intratecale - vale a dire direttamente nel liquor cerebrospinale - con baclofen tramite pompa infusionale (ITB).
Nelle paralisi cerebrali infantili  la spasticità è infatti uno dei sintomi che maggiormente interferisce con la funzionalità del paziente causando atteggiamenti viziati, comparsa di deformità ortopediche, dolore, difficoltà nell'assistenza quotidiana per l'igiene e le cure riabilitative.

La pompa è un dispositivo programmabile inserito chirurgicamente in una tasca addominale, in genere al di sotto della fascia muscolare, per evitare decubiti cutanei. È dotata di un motore interno provvisto di batteria e di un serbatoio dal quale il farmaco viene erogato nel liquido cerebrospinale tramite un catetere siliconico. La velocità di erogazione quotidiana viene stabilita tramite un programmatore esterno.
La pompa va ricaricata ambulatorialmente, attraverso una iniezione transcutanea, indolore per il paziente; la durata della ricarica è strettamente legata alla quantità di farmaco erogato e, dopo circa sei anni, la pompa va sostituita per esaurimento della batteria.
Pier Francesco Costici

La Neuro Ortopedia

La Neuro Ortopedia è una specializzazione che si occupa di disturbi ortopedici  in bambini affetti da patologie neurologiche.  L'obiettivo è operare per  prevenire o curare una deformità invalidante e dolorosa o anche per migliorare la funzionalità motoria in un bambino che cammina male.

Gli interventi possono essere più conservativi (bilanciamenti muscolari, allungamenti o trasposizioni della funzione dei tendini e dei muscoli) o più “estremi” come le osteotomie o le artrodesi (“fratture chirurgiche” eseguite al fine di  per “ricomporre” nella maniera più “anatomica” possibile le articolazioni). Un’altra tipologia molto particolare e complessa di intervento è l’impianto della pompa di baclofen che permette di agire direttamente sulla spasticità del paziente attraverso l’inoculazione programmata di un farmaco (il baclofen, appunto). Pier Francesco Costici

Piede valgo convesso o astragalo verticale congenito

Rara deformazione del piede presente dalla nascita che può rendere dolorosa la camminata. Solitamente viene diagnosticato alla nascita per la presenza di una sporgenza arrotondata sulla superficie che sta nella parte sottostante (plantare) e nella parte interna del piede. Questa sporgenza è provocata dall'anomala posizione dell'astragalo.

Alla nascita si effettuano manipolazioni delicate e immobilizzazioni con apparecchi gessati per contrastare le retrazioni tendinee e della pelle (prevenzione del peggioramento). È difficile però correggere in questo modo le articolazioni tra l'astragalo e le ossa vicine.  A questo fine è necessario ricorrere a un intervento chirurgico.

È meglio intervenire tra i 6 mesi e i 2 anni. Tuttavia, se il quadro è molto complesso, è ragionevole ritardare la chirurgia del piede fino al completo sviluppo del bambino.
Pier Francesco Costici

Piede cavo

Il piede cavo è una deformità che può essere congenita oppure comparire dopo la nascita. È caratterizzato da un'accentuazione dell'arco plantare, da varismo della parte di dietro del piede (il calcagno si rivolge internamente) e da un abbassamento del primo metatarso con dita ad artiglio.

Lo scopo del trattamento chirurgico è ottenere un appoggio equilibrato sulla pianta del piede e dare stabilità alla camminata.
Se il piede è flessibile, si seziona la fascia plantare, si prende una parte del tendine di un muscolo funzionante e lo si inserisce nella sede di un muscolo che non funziona.
Se il piede è rigido, si effettuano osteotomie e artrodesi, vale a dire si praticano fratture chirurgiche delle ossa del piede che vengono riposizionate e riattaccate con placche e viti.
Per correggere le dita ad artiglio si effettuano trasposizioni di tendini prendendo una parte del tendine di un muscolo che funziona e inserendolo nella sede di un muscolo che non funziona. In aggiunta a questa procedura si può effettuare anche la cosiddetta "artrodesi d'alluce" unendo e allineando due ossa dell'alluce ed eliminando così la deformità.
Per il calcagno si eseguono tagli correttivi (osteotomie).
Pier Francesco Costici

Ginocchio varo

Il bambino piccolo che ha da poco conquistato la capacità di camminare, spesso, se osservato attentamente, ha le gambine che nella forma ricordano una parentesi. In pratica è come se le ginocchia fossero separate da uno spazio maggiore rispetto al normale. Infatti in quasi tutti i bambini si può notare una fase di varismo, che tende poi a progredire verso una fase di valgismo. Le ginocchia, prima troppo lontane, tendono successivamente a sembrare più ravvicinate di quanto dovrebbero essere, assumendo una caratteristica forma a X. Questo passaggio è particolarmente evidente verso i tre anni. Successivamente, in maniera del tutto naturale, l'asse deviato prima verso l'esterno, poi verso l'interno, tende a tornare neutro.

Nel caso in cui la normale evoluzione non migliori la posizione delle ginocchia e non abbiano avuto successo nemmeno plantari e calzature, è necessario passare all'intervento chirurgico. È necessario per ripristinare i normali rapporti tra femore e tibia e per evitare le alterazioni delle cartilagini provocate dallo squilibrio biomeccanico che il ginocchio varo rende inevitabile.
In età pediatrica la tecnica chirurgica più utilizzata è l'epifisiodesi. Tale tecnica ha lo scopo di arrestare o rallentare temporaneamente la crescita di una cartilagine di accrescimento del femore, della tibia o di entrambi indirizzando la crescita in senso opposto alla deformità.
In genere, per la correzione del varismo si impedisce temporaneamente la crescita della parte esterna della cartilagine di accrescimento della tibia in modo che la normale crescita della parte interna della stessa cartilagine porti a un riallineamento. In termini chirurgici, questo intervento prende il nome di epifisiodesi della fisi laterale della tibia. L'intervento chirurgico è mininvasivo e consiste nell'applicare una placca a otto fissata con due viti a cavallo della parte esterna della cartilagine di accrescimento. I tempi di recupero sono veloci: le placche si mantengono fissate alla cartilagine di accrescimento fino a correzione ottenuta. Pier Francesco Costici

Paralisi ostetriche

Le lesioni ostetriche si verificano durante il parto. Le più gravi sono le paralisi ostetriche. Di modesta gravità sono invece le fratture della clavicola (più frequenti), le lussazioni della spalla e i distacchi epifisari dell'omero (più rari).

La capacità di recupero varia a seconda della gravità del danno subìto e della precocità del trattamento riabilitativo che ha lo scopo di evitare deformità articolari provocate dalla persistenza di atteggiamenti viziati delle articolazioni.
Il trattamento riabilitativo deve essere immediato e giornaliero; i migliori risultati si ottengono nelle paralisi di tipo superiore.

Nelle forme più gravi di paralisi completa è necessario un intervento chirurgico per ripristinare la continuità dei tronchi nervosi entro 4-8 mesi dalla nascita. Nelle forme non trattate e che durano da tempo, braccio e avambraccio (l'arto superiore) assumono un atteggiamento fisso in flessione e avvicinato al corpo. In questi casi si eseguono interventi di trasposizione muscolotendinea per sopperire ai muscoli deficitari. Più rari sono gli interventi sulle ossa (osteotomia dell'omero) per ruotare all'esterno il braccio.

Sindrome di Down: i problemi ortopedici

 La Sindrome di Down è dovuta alla presenza, parziale o totale, di un cromosoma 21 in sovrannumero (trisomia 21). La maggior parte dei problemi ortopedici riscontrati nei bambini affetti da Sindrome di Down deriva dallo scarso tono muscolare e dalla lassità dei legamenti.

QUALI SONO I DISTURBI PIÙ FREQUENTI
I problemi più comuni sono:

- Il piede piatto;
- La lussazione di rotula;
- L'instabilità dell'anca;
- L'instabilità della colonna cervicale.

Paralisi cerebrale infantile: chirurgia delle deformità dell'anca

Le deformità dell'anca sono frequenti nella paralisi cerebrale infantile. Possono essere corrette, almeno parzialmente, tramite opportuni interventi chirurgici.
La particolare situazione neurologica della paralisi cerebrale infantile predispone alle deformità dell'anca. In particolare:

- La gravità del quadro neurologico: le deformità dell'anca sono più frequenti nei bambini che non sono in grado di camminare;
- Lo squilibrio delle forze muscolari del bacino: sono colpiti da spasticità e quindi necessariamente prevalgono i muscoli adduttori – quelli che avvicinano la coscia al centro del corpo – e i muscoli flessori;
- L'assunzione di posizioni viziate per la mancanza di un adeguato controllo complessivo della postura;
- I pazienti che non sono in grado di camminare non scaricano il proprio peso sul femore e, di conseguenza, il collo del femore assume una forma diritta anziché angolata (valgismo cervico cefalico);
- Un anomalo sviluppo della cavità acetabolare del bacino, la cavità che accoglie la testa del femore con cui forma l'articolazione dell'anca, che anziché essere orizzontale diventa verticale scoprendo così la testa del femore.

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